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L'isola
di Santo Stefano
La storia di quest'isolotto si può ricollegare a quella della sua gemella Ventotene almeno fino al
periodo antistante quello dei Borboni, quando S. Stefano verrà destinata al lucubre compito di
isola penitenziario (dal tempo dei Borboni fino a tre decenni fa).
L'isola è ancora dominata dall'edificio carcerario abbandonato al suo destino ma tuttora
mastodontico e integro nella sua struttura che ricorda allo stesso tempo castelli di Kafkiana
memoria e follie barocche napoletane.

L'isola infatti ebbe una presenza umana stabile solo quando
Ferdinando IV, re di Napoli, decise di costruirvi un carcere, destinato ad ospitare gli ergastolani;
dette incarico all'architetto Francesco Carpi(autore,tra l'altro, degli edifici portuali del porto di Ponza)
di progettare un ergastolo modello. Fu ultimato il 26 settembre del 1795 e tra i primi detenuti si dice vi
sia stato proprio lo stesso progettista, incarcerato da Ferdinando per divergenze politiche.
Nel corso degli anni l'ergastolo di Santo Stefano ebbe come "ospiti" molti personaggi importanti, tra
cui Luigi Settembrini, l'anarchico Bresci, uccisore del re Umberto I, e Sandro Pertini con altri
antifascisti. A Santo Stefano è la natura della macchia mediterranea a prendere il sopravvento:
rampicanti e cespugli invadono le mura invalicabili del sinistro carcere. Fiori selvatici ricoprono
il cimitero senza lapidi, senza nomi. La scritta che lo dominava,
"Qui finisce la giustizia degli uomini, qui comincia quella di
Dio", è ormai quasi illeggibile.
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