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La
Peschiera Romana
Nella parte centrale del banco roccioso che si protende in mare, ai piedi dell'attuale faro,
fanno ancora bella mostra di se i resti di una peschiera del tipo ex petra excisa, cioé
scavata nella roccia, particolarmente raccomandata da Columella (il grande teorizzatore
dell'ittocolutura, vissuto nel I sec. d.C.) per l'efficacia produttiva.
Le peschiere erano dotate sul fondo di canali per il ricambio delle acque, congegnati con una
sorta di chiusura a saracinesca, così da impedire la dispersione in mare dei pesci; inoltre
esistevano canali di collegamento tra le vasche attraverso i quali si facevano convogliare i
pesci da uno scomparto all'altro.
Oltre ad assicurare ai pesci un'acqua mai stagnante, si provvedeva anche a ricreare l'ambiente
marino a loro congeniale mediante piccoli scogli coperti da alghe o anfratti ricavati nelle
strutture e ancora, come a Ventotene, zone coperte e ombrose per proteggerli dal forte sole
estivo.La realizzazione di peschiere rappresenta una delle caratteristiche del mondo romano, durante
il I sec. a.C. negli ambienti di ceto sociale elevato si comincia a prediligere il pesce
marino e le ville marittime della famiglia imperiale vengono dotate di peschiere sofisticate,
mentre il pesce d'acqua dolce, continua ad essere apprezzato solo dalle classi povere.In particolare nella struttura di Ventotene, possiamo notare una tripartizione del complesso
ittico.
Partendo dalla costa abbiamo due vasche coperte nelle quali tra l'altro
sfociavano i condotti di acqua dolce per la miscelazione con quella marina, in cui i pesci potevano rimanere al riparo
da sole e dal moto ondoso; qui potevano anche, grazie ai ricettacoli sommersi, procedere alla
deposizione delle uova per una tranquilla nidificazione. In queste vasche l'agibilità interna era
assicurata, soprattutto per il personale di servizio, da una banchina risparmiata nel banco tufaceo,
oggi a pelo d'acqua ma anticamente emergente, larga circa 1 m. Questi ambienti, come mostrano
ancora delle tracce, erano decorati con intonaci e stucchi colorati.
Segue poi un settore, quello centrale scoperto, caratterizzato da una grande vasca delimitata da
una banchina, oggi sommersa, larga circa m. 1,50. La vasca era divisa in due da un diaframma in
cui si aprivano due saracinesche. Nel vano meridionale era ricavata una orditura di murature
circolari che delineavano concamerazioni nelle quali potevano circolare i pesci, guidati e
obbligati nel percorso da una sapiente sistemazione di grate e paratie manovrabili dall'alto e
fornite di fori calibrati per consentire il passaggio dell'acqua e nel contempo impedire la fuga
dei pesci. Il settore più avanzato era costituito da un avancorpo, risparmiato nel banco tufaceo,
che fungeva da frangiflutto per proteggere il vivaio dalle mareggiate. Era questo il settore
in cui venivano ricavati i canali di comunicazione con il mare che consentivano il regolare
cambio delle acque. Gli stessi canali dovevano a volte servire, con la miscelazione dell'acqua
marina e quella dolce, ad attirari i pesci dal mare immettendoli direttamente nella peschiera.
Venivano creati, a partire dalla fronte a mare, percorsi obbligati in cui
attirare, con una dosata e crescente miscelazione con l'acqua dolce, i pesci cui, man mano avanzavano nella piscina,
veniva impedita la fuga calando alle spalle le saracinesche.
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